Diario del dott. Duemetri

dott. Duemetri - Lorenzo Cecchi - Clown Dottore Toscana

Pontedera. Reparto di Pediatria 
Nel Day Hospital c’è una bimba piccola, direi 2 anni e mezzo, che piagnucola e ha gli occhi arrossati dal pianto. La mamma ce la porta in braccio per farle fare un palloncino, ma lei non sembra molto contenta di avvicinarsi a noi. Allora io e il Dottor Bazar rimaniamo a distanza, utilizzando bolle di sapone e musichette varie. Dopo avere continuato la visita in alcune stanze, ci accorgiamo che la piccola è stata ricoverata in una camera libera, e che un’infermiera sta iniziando a prepararla per farle un ECG, mentre la bimba piange disperata senza accennare a smettere, neppure con la mamma che sicuramente le prova tutte…. Ci avviciniamo alla porta, ma affacciandoci e soffiando un po’ di bolle la bimba ci sembra ancora più impaurita. Allora ci fermiamo fuori, dietro la porta, ed iniziamo a suonare, un arpeggio di chitarra con accompagnamento dolce di maracas, fischiettando. La bimba smette subito di piangere: la sua attenzione si deve essere spostata sulla musica che arriva da dietro la porta. Continuiamo per diversi minuti così, senza che lei si rimetta a piangere, fin quando l’infermiera, finito l’ECG la lascia alle braccia della mamma. Ed uscendo ci ringrazia dicendo: “è strano vedervi fare così piano, sono abituata a vedervi sbattere e far confusione…però funziona lo stesso!”

Pisa. Reparto di Oncoematologia pediatrica
Entrati in reparto un’infermiera ci chiede di darle una mano per fare una medicazione (al piccolo catetere) ad un bimbo di circa 4 anni, che già conosciamo e che sanno che è sempre vivace con noi e ci aspetta sempre con trepidazione, accogliendoci con entusiasmo; mentre per le medicazioni, essendo ricoverato da pochi giorni, prova ancora paura e preoccupazione. Precediamo quindi le infermiere nella stanza, dove lo troviamo da solo con la mamma, ed iniziamo a giocare con lui, scherzando e ridendo insieme. Quando arrivano le infermiere, che entrano unendosi al clima di allegria, il bimbo si rattrista un po’ per l’imminente e preoccupante medicazione. Ma riusciamo a catturare la sua attenzione con la proposta di provare a fare una magia con un sacchetto che cambierà colore ad ogni suo soffio, diventando sempre più buffo. E durante tutta la medicazione riesce a continuare a giocare e ridere con noi, con gran sollievo per le infermiere che, prese anche loro dalla bella atmosfera, partecipano alla magia e allo stupore del bambino.

Pisa. Reparto di Oncoematologia pediatrica
Dopo aver fatto il day hospital affollato ed un po’ incasinato, entro con il Dottor Bazar in una stanza dove troviamo due bambini stranieri che già da tempo conosciamo, uno di circa 4 anni e l’altro sugli 11 anni. Il bambino più piccolo è arrabbiato. Sono giorni che è in terapia e l’umore non è dei migliori. Anche per l’altro non è una gran giornata, ma ci accoglie con un sorriso. Come ogni tanto ci può capitare e senza pensarci troppo ci dividiamo ed ognuno di noi si concentra istintivamente, pur restando sempre attenti, su un letto. Mentre io vado vicino al bimbo più grande, iniziando a scherzare con lui, il Dottor Bazar si ferma accanto al letto di quello più piccolo. Mentre scherzo con il ‘mio paziente’ getto un’occhiata a Bazar, per vedere se avesse bisogno di una mano. Lo vedo intento ad usare il suo pupazzo a forma di coccodrillo, per provare a coinvolgere nel gioco il bambino. Poi, con grande sorpresa della mamma e del bimbo, inizia a visitare e curare con grandi siringhe il pupazzo stesso, e prendendo un abbassalingua e il fonendoscopio propone al bimbo di partecipare alla visita e alla parodia. Trasformato in dottore il bambino si mette a sedere sul letto, e ridendo visita il coccodrillo, mettendogli cerotti e facendogli punture. Fin quando Bazar ha la grande idea di uscire dalla stanza e recuperare un’asta per le flebo, uguale a quella accanto al letto del bambino e alla quale lui è ‘attaccato’. Con il suo aiuto mettono, con scotch e cerotti una nuova flebo al coccodrillo, ignaro di tutto, tra le risate del bimbo e della mamma. Anche il bambino che giocava con me si è divertito a guardare, mentre io ci scherzavo insieme prendendo in giro Bazar e facendogli capire che per me era tutto scemo... 

Pisa. Reparto di Oncoematologia pediatrica
Nel Day Hospital, con il Dottor Coriandolo, incontriamo un bimbo di 4 anni che conosciamo da tempo, venuto a fare dei controlli. Oggi purtroppo deve fare un esame al midollo e devono attaccargli la flebo. Ma da quando è uscito dalla malattia, e non viene più così spesso in ospedale, ha perso dimestichezza con le medicazioni e con le flebo…. Non appena gli mettono l’ago e lo attaccano al tubicino il bambino inizia una crisi di pianto e di ribellione… Urla che non la vuole, che se la vuole levare….Le cose che proviamo a fare non funzionano, e solo dopo che la mamma lo prende in collo riusciamo a catturare la sua attenzione e farlo smettere di piangere sbattendo nelle porte, e subito allora lanciamo là il tema dei regali di natale che ha ricevuto…. Io butto là che a me hanno regalato un’astronave e lui resta meravigliato…Allora, visto che lo dobbiamo accompagnare giù nella sala operatoria, gli propongo di andarla a vedere. In collo alla mamma gli facciamo fare un percorso diverso per non fargli riconoscere dove lo portiamo. Durante tutta la strada l’astronave occupa la sua fantasia e la sua attenzione, tanto da non fargli battere ciglio quando entriamo nella sala d’attesa della sala operatoria. E qua riusciamo a continuare a scherzare sull’astronave e le sue funzioni, distraendolo e facendolo ridere, fin quando, con l’anestesia iniettata attraverso il tubicino della flebo si addormenta tranquillamente... 

Lucca. Reparto di Pediatria
Passando da una stanza all’altra nel corridoio troviamo dei bambini che, usciti dalle camere con i genitori, sono venuti a vedere chi siamo e chi facciamo. Iniziamo, con il Dottor Coriandolo, a giocare con loro, accanto alla porta di una nuova stanza. Dai vetri vediamo che dentro c’è una bambina, di 5-6 anni, sul letto attaccata alla flebo. Deve essersi svegliata da poco, piagnucola un po’ e sembra tanto triste quanto anche un po’ arrabbiata. Mentre Coriandolo resta in corridoio con gli altri, io chiedo permesso ed entro in punta di piedi, presentandomi. La bambina rimane sulle sue, per quanto la mamma cerchi di coinvolgere nel suo stupore. Ho un fiore magico in mano, e lo uso per visitare la stanza ed il suo letto, fin quando vicino ai suoi piedi il fiore si piega…forse per il puzzo! Riesco a strapparle un sorriso,ed anche un soffio per far raddrizzare il fiore, che però mi sbatte in faccia. Nuovo sorriso! Faccio allora per sedermi su una sedia vicina, ma appena mi appoggio la sedia suona squillante ed io salto su. La bimba ride, finalmente… Lo rifaccio qualche volta, tanto per sfruttare una trovata che funziona….E poi scopro altre magie nella stanza, tipo lucciole che volano e si nascondono sotto il lenzuolo o dietro gli orecchi della mamma, palline che tra i soffi ed i sorrisi della bimba si moltiplicano, fazzoletti che cambiano colore…Poi entra nella stanza anche Coriandolo, e mentre io sto attorcigliando un palloncino per la bimba lo colpisco maldestramente più volte… La bambina ride e si diverte, e continua a farlo anche quando noi, datole il palloncino, facciamo per salutarla ed uscire dalla stanza, continuando a sbattere in porte e pareti... 

Pisa. Nel giardino sotto le camere del Trapianto di Midollo Osseo
Nel reparto di Oncoematologia pediatrica dove lavoriamo da anni c’è anche un reparto con 4 camere sterili per il trapianto di midollo osseo. Ovviamente non ci è concesso di entrare a salutare e giocare con i bambini che devono stare in isolamento (anche se ci hanno promesso che prima o poi troveremo il modo per farlo….). Ed era da tempo che, oltre che andare a salutarli da sotto le loro finestre al secondo piano, avremmo voluto fare qualcosa di più…
Ed allora una sera, dopo il tramonto, abbiamo organizzato uno spettacolo nel giardino che dà sotto quelle finestre, con giochi di fuoco, musica, giocolieri….e poi ad un certo punto, è arrivato a sirene spiegate un camion dei pompieri, che si è avvicinato al palazzo e ha messo in movimento la scala. Assieme ad un pompiere il Dottor Bazar è salito in alto fino alle camere, per pulire i vetri e regalare fiori posandoli sui davanzali….
Da quel giorno ogni volta che possiamo cerchiamo di arrivare a quelle finestre. Per fortuna abbiamo conosciuto una ditta di piattaforme aeree che quando glielo chiediamo ci fa il favore di mandarcene una o due abbastanza alte da arrivare fino a lassù. E mentre alcuni di noi restano a terra per suonare o fare spettacolo, a coppia voliamo fino a lassù, per mandare baci attraverso i vetri, attaccare palloncini sul davanzale o improvvisare corteggiamenti e serenate. 

Pisa. Reparto di Oncoematologia Pediatrica
Entriamo in una stanza dove sappiamo che troveremo due bambini che vengono dal Kosovo, con le loro mamme. Purtroppo queste degenze lunghe e spesso problematiche mettono in crisi anche la nostra inventiva di clown, perché dopo tante settimane di visite quotidiane spesso veniamo presi dal ‘Che fare oggi?’. E la risposta sta sempre nel calarsi in pieno nella situazione che troviamo, lasciando libera la fantasia ed improvvisando sugli spunti che riusciamo a cogliere. Quel giorno ero con la Dottoressa Doda, e dopo i soliti cerimoniali scherzosi di saluti in lingua storpiata, abbiamo trasformato la stanza in una balera. Io mi sono messo a suonare musichette pseudobalcaniche o piccoli valzer, con chitarra e kazoo, mentre la Doda ballettava tra le risate dei bimbi e delle mamme. Fin quando un mamma si è alzata e si è unita al ballo. Ed allora sì che i bimbi ridevano…. Quanto un genitore si presta allo scherzo o fa quello che il bambino vorrebbe ma non può fare perché impossibilitato, magari mettendosi anche in ridicolo, si viene a creare una situazione meravigliosa, dove i ruoli si scardinano e le risate si liberano. E quella volta abbiamo continuato così per diversi minuti, lasciando libero sfogo alla voglia di stupidità che aleggiava nella stanza.

dott. Duemetri

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