Afghanistan

Una strada per la pace - A patchwork for peace

 Afghanistan

Per un mese ventitre Clown Dottori da tutto il mondo, tra cui Patch Adams in persona,
hanno portato nell'Afghanistan martoriato dall'ennesima guerra
il loro contributo di pace, speranza , gioia, buonumore.
Ecco com'è andata…



Il personale dell'aeronautica militare italiana non poteva credere ai suoi occhi quando, la mattina del 25 febbraio si presentarono a Pratica di Mare più di due dozzine di persone variopinte nel vestire e nel volto, con al seguito tonnellate di aiuti umanitari, una troupe cinematografica e tanta di quell'energia, allegria, speranza che, se avessero potuto riempirci i serbatoi del C 130 che ci attendeva sulla pista, si sarebbe potuto arrivare a Kabul senza consumare un goccio di carburante… 
Come si era potuto giungere a tanto? 

Quasi per caso (ma il caso, lo sappiamo, è sempre una necessità!). 
In una serata ottobrina il regista Stefano Moser e l'allieva Clown Dottore Serena Roveta, appena fidanzati, davanti alla TV che mostrava le scene afgane di ordinaria follia guerriera, si guardarono negli occhi e formularono la speranza di portare, a Kabul, il messaggio dei Clown Dottori, nella consapevolezza che la guerra fa le sue vittime soprattutto tra chi non deciderebbe mai di combatterla. 
Contro l'orrore il senso dello humor. Bisogna ridere per fare il mondo nuovo, altrimenti ci viene quadrato e non può girare… diceva il sub-comandante Marcos. Questa consapevolezza li portò a buttar giù una ventina di righe e a sottoporle a noi della più antica tra le Associazioni italiane che si occupano di ricercare ed applicare la risata in funzione sociale e terapeutica: Ridere per Vivere, dove Serena stessa stava facendo il suo training per divenire Clown Dottore. 
Ci guardammo negli occhi e decidemmo che saremmo partiti, prima possibile ! Contattammo le altre Associazioni del settore: Clown One e Garavaglia di Milano, Gesundheit Foundation di Patch Adams ed iniziammo l' improba opera di organizzare qualcosa di assolutamente enorme…senza avere la minima esperienza in merito….Eppure da quel momento tutto iniziò a congiurare a nostro favore. Se dovessi elencare le coincidenze positive che hanno fatto sì che questo folle progetto andasse in porto non mi basterebbero dieci cartelle. 
Il Sindaco di Roma, Veltroni, si innamorò subito dell'idea della missione e del film che avremmo girato per documentare il nostro lavoro, e decise di finanziare il grosso dell'impresa. Mancava il modo di giungere in Afghanistan. Ci venne in soccorso un generale dell'aeronautica, anch'egli conquistato dalla follia dell'idea, che, dopo molti rinvii ci trovò posto su di un C 130 in partenza per il devastato paese del centro Asia. 



Ve lo immaginate un aereo militare C 130 carico di Clowns in rotta per Kabul ?

Ve l'immaginate l'impatto di due dozzine di persone follemente colorate, danzanti, suonanti (e un po' suonate) nel mezzo di quel che resta del bazar della capitale?
Afghanistan1Credo che se degli alieni si presentassero davanti al Colosseo farebbero minore effetto. 
Ma quel popolo, tra i più gentili, ospitali ed inclini alla risata dell'Asia intera, aveva (ed ha) bisogno di sperare, di tornare alla normalità, alla vita vera, al buonumore. 
Sapevate che sotto il regime talebano era proibito ridere in pubblico? L'accoglienza, per noi, fu sempre festosa, incuriosita, divertita. 
Abbiamo iniziato subito a visitare i luoghi di maggiore sofferenza: l'ospedale pediatrico Indira Ghandi, quello dell'italiana Emergency, il centro di riabilitazione della Croce Rossa, gli orfanotrofi, i centri per bambini di strada, le scuole.
Non era facile gestire i nostri sentimenti davanti alle sofferenze che incontravamo: i feriti per lo più da mina o da ordigni inesplosi, gli amputati, gli ammalati di semplice povertà, gli occhi di quelli che non vedranno mai più il sorriso della madre o del padre, quei volti di bimbi già grandi, fieri della loro cassetta da lustrascarpe, dignitosi, a tratti addirittura alteri, eppure costretti a prostituirsi per vivere. 
Le donne, ancora ridotte a fantasmi azzurri, nei loto burkas, scantonavano veloci per le strade. Molte, vedove di guerra, impossibilitate al lavoro, chiedevano l'elemosina: non piagnucolano, piangono sul serio. Afghanistan2


Facevamo il possibile per loro e per i bambini, consegnando vestiti, cibo, medicinali, giocattoli, materiale per la scuola. La merce che offrivamo con più convinzione erano però i nostri sorrisi, i lazzi, l'idiozia, i frizzi poiché comprendevamo che se c'era (e c'è) un livello di miseria materiale impossibile da colmare con le nostre forze, c'è anche un buco nero ancora più doloroso e profondo. Quello della sofferenza morale e psicologica, ferite invisibili che quei piccoli porteranno per sempre. 
“Sono qui da dodici anni e non ho mai visto tanta pace ed allegria, siete come una macchina per la gioia…abbiamo bisogno di questo” mi disse il dottor Alberto Cairo, al termine di una fantasmagorica performance dei Clown-Dottori nel Centro da lui diretto. 
Questo ci dava la forza di giocare con bambini grandi ustionati e non uscirne dilaniati: in quei momenti si sta col bambino e non con il ferito. Guai a pensare “poveretto!” Non saremmo più riusciti ad essere utili. 
A casa, poi, occhi negli occhi non era difficile cedere alle lacrime. Eppure quel senso di importanza che il mondo, fuori, ci ritornava, faceva giustizia anche del pianto, ed il giorno dopo, eccoci di nuovo col naso rosso, allegri davvero, magari nella festa dell'8 marzo (quest'anno importantissima, alla quale abbiamo contribuito potentemente), magari nella festa degli aquiloni che abbiamo organizzato allo stadio con tremila bambini di strada, riconsacrando quel luogo di morte alla gioia ed al divertimento. 




Il ritorno è stato ben duro.

La nostra vita si è arricchita di un'esperienza incredibile; oggi quel che sento e vedo nella nostra opulenta e malata società mi porta a riflettere sulle aberrazioni del vivere occidentale.

E questa non è
un'altra storia. 







Una strada per la pace

A patchwork for peace



RELAZIONE FINALE:

24 febbraio 
La missione umanitaria “ Una strada per la Pace - A patchwork for peace “ ha preso ufficialmente il via sulla piazza del Campidoglio dove si è svolta una grande festa alla presenza di moltissimi bambini. I clown dottori in partenza (in tutto 21 appartenenti a sette paesi diversi, tra cui il dott. Patch Adams), le decine di soci della scrivente Associazione (colorati e festanti), i bambini delle scuole del Centro hanno preparato uno striscione multicolore da recare in dono simbolico ai bambini di Kabul, come segno di fratellanza e solidarietà. 
E' seguita una conferenza stampa, alla presenza del Sindaco Walter Veltroni, dello stesso Adams, del presidente della scrivente, dott. Leonardo Spina e del regista Stefano Moser (per la parte cinematografica della missione), nella quale sono stati esplicitati gli obbiettivi della missione: recare aiuti umanitari (sottoforma di medicinali, cibo, giocattoli, materiale scolastico); visitare gli ospedali della capitale afgana (e di altre località); visitare luoghi di sofferenza sociale (centri per ragazzi di strada, campi profughi ecc); documentare il tutto con una docufiction, i cui proventi verranno girati alle associazioni umanitarie e ONG che lavorano in Afganistan. 



25 febbraio,

Con un volo militare per Kabul via Abu Dhabi, l'intero gruppo (formato dai 21 Clown Dottori -C.D.- e da personale di supporto e cinematografico, in tutto 38 persone) è partito dalla base di Pratica di Mare. 
Ad Abu dhabi pernottiamo per ripartire poi con un C 130 sempre dell'A.M. 
Sull'aereo una parte degli aiuti umanitari raccolti ed acquistati in Italia, per un peso di circa 2,5 tonnellate . Le restanti 7 tonnellate arriveranno a scaglioni nei giorni seguenti. 



26 febbraio,
pomeriggio. 
Arrivo a Kabul e sistemazione in due case appositamente predisposte per la missione. 
Si immagazzinano gli aiuti. 



27 febbraio.

I responsabili della missione perfezionano alcuni contatti precedentemente avuti con il Centro di Riabilitazione della Croce Rossa, diretto dal dott. Cairo, con l'ospedale di Emergency (sig.ra Kate Rowlands); con il direttore degli orfanotrofi di Kabul, un funzionario della TV di stato. 
Lo scopo è quello di preordinare una serie di interventi della missione. 
Il dott. Patch Adams visita l'ospedale Indira Ghandi, preparando il terreno al primo intervento dei C.D. previsto per l'indomani. 
I C.D. preparano uno spettacolo da portare nelle situazioni in cui il numero e la disposizione dei bambini sarà tale da impedire un rapporto 1/1 che normalmente caratterizza il lavoro di questa figura professionale. 
Nel pomeriggio tutto il gruppo opera una performance in un mercato della città. L'accoglienza è incredula, poi divertita, festosa. Si forma una ressa non c'è ostilità ma una grandissima curiosità. 
L'idea di citare un personaggio della tradizione umoristica locale (il Mullah Nassrudin) si dimostra vincente. Risate, sorrisi, saluti. Solo la ressa alla fine diventa incontrollabile, per cui si rincasa. 



28 febbraio.

A metà mattinata siamo attesi in uno degli orfanotrofi della capitale, dove portiamo cibo e lo striscione dei bimbi romani. 
La signora Maria Pia Fanfani (che ha viaggiato assieme a noi) ci accompagna con un suo carico umanitario. Facciamo uno spettacolo ed una serie di interventi tra i bambini. Patch Adams si reca in un orfanotrofio per bambini più piccoli. Reca con sé vestiario e giocattoli. 
Il pomeriggio tutto il gruppo è all'ospedale pediatrico Indira Ghandi (con un centinaio di chili di medicine) dove il direttore ha preparato un'accoglienza nell'atrio ma ci impedisce di entrare nei reparti. Mentre Adams con la maggior parte del gruppo opera una performance ad uso della folla riunita al pian terreno, il dott. Spina ed altri 4 C.D. riescono a salire nelle corsie e si rendono conto della gravità della situazione. 
La vera malattia di questi bambini è la povertà e la denutrizione.



1 marzo 
Patch Adams, chiamato altrove da numerosi e pressanti impegni, lascia l'Afghanistan. 
Mentre nell'ospedale di Emergency stiamo incontrando Gino Strada e preparando un breve incontro tra i due, arriva la notizia che un UXO (ordigno inesploso) ha causato una strage di bambini 4 morti e 35 feriti. 
Adams parte così senza aver incontrato Gino Strada. 
Nel pomeriggio mentre il grosso del gruppo si reca a far visita al Vicepremier dott.ssa Sima Samar, dove vengono concordati degli interventi presso le scuole di etnia Hazara, due C.D. si recano presso una scuola privata per uno spettacolo con circa 200 bambini. Recano in dono materiale di cancelleria. 



2 marzo

Il grosso del gruppo mette definitivamente a punto lo show abbozzato il 27/2. 
Nel pomeriggio un gruppo di musicisti locali tiene un concerto nella sala della nostra casa. Vengono messi a punto alcuni interventi della missione fuori Kabul, soprattutto una visita nella famosa valle del Panshir. 



3 marzo

Tutto il gruppo si trasferisce nell'ospedale di Emergency per donare il sangue in favore dei 35 bambini feriti qualche giorno prima. 
La visita si trasforma in una performance per i piccoli ricoverati ed il personale dell'ospedale. Non tutti riescono a donare il sangue per la scarsa ricettività dell'ambulatorio, così vengono decisi dei turni di donazione per i giorni seguenti. 
Nel pomeriggio l'intero gruppo si esibisce in due scuole per bambine di etnia hazara, coinvolgendo circa 700 bambine. 
Vengono consegnati aiuti sottoforma di giocattoli e materiale scolastico.



4 marzo. 
Presso il centro di riabilitazione del dottor Cairo sono stati concordati uno spettacolo ed una serie di interventi di C.D. 
Lo spettacolo ha luogo alla presenza di circa 200 persone. Il commento del dottor Cairo: “in 15 anni di mia permanenza qui è la prima volta che vedo persone così serene…siete distributori di buonumore…” 
Vengono presi accordi con l'ONG svizzera “Terres des hommes” per l'intervento dei C.D. presso i centri per i bambini lavoratori di strada di Kabul, denominati “Ashana”. 
Nel pomeriggio un terremoto del 6° grado della scala Richter mette a dura prova i nervi della missione. In lontananza si sente anche il rombo del cannone: un focolaio di resistenza di Al Qaeda a 100 Km dalla città. 
Il dottor Spina e Stefano Moser sono sciaguratamente coinvolti in un incidente stradale per fortuna non grave e senza conseguenze per la loro incolumità fisica.



5 Marzo. 
Un gruppo di 8 C.D. si reca al lavoro all'Indira Ghandi. Portano con loro cibo per bambini. 
Un altro gruppo si reca presso il primo dei centri “Ashana”. Recano con loro materiale scolastico. Qui, tra l'altro, l'idea è quella di implementare un piccolo laboratorio di clownerie ed acrobatica con i piccoli. 
Un ultimo gruppo si reca al lavoro presso una scuola privata appena fuori dalla capitale. 
Vengono presi contatti con l'Associazione Asia (femminile) per intervenire ai festeggiamenti per la giornata mondiale della donna ( che questo gruppo festeggerà il 6). 
Nel pomeriggio 4 C.D. intervengono all'ospedale di Emergency. 
Alcuni facenti parte del gruppo accusano malanni vari. A sera “l'infermeria” è abbastanza intasata. 
Due Clown Americani e l'australiano lasciano la missione per far ritorno nelle rispettive nazioni. Lo stesso aereo che li riporta a Roma ha portato un altro camion carico di aiuti. 



6 marzo.

Le donne del gruppo si incontrano con un team di levatrici che le conduce in alcune case private subito fuori Kabul alla scoperta della condizione della donna afgana. L'incontro è commovente, giocato sul filo della comune appartenenza di genere. 
I maschi della missione lavorano alla sistemazione degli aiuti umanitari residui: organizzano una distribuzione (soprattutto di vestiario) nel cortile della casa. 
Nel pomeriggio tutto il gruppo dei C.D. si reca ai festeggiamenti per l'8 marzo dell'Associazione Asia, presso l'hotel Intercontinental. Recano aiuti sottoforma di vestiario.



7 marzo 
Un gruppo di 3 C.D. si reca al centro del dott. Cairo. 
Un altro gruppo interviene all'ospedale Indira Ghandi. 
Nel pomeriggio tutto il gruppo è da Emergency dove, operato l'intervento dei C.D., consegnamo medicine e giocattoli. 
In città l'aria è un po' tesa, si avvicina la celebrazione della festa della donna (la prima dopo 25 anni) e giungono notizie di un attentato sventato. 
Alcuni artificieri tedeschi lasciano la vita in un incidente sul lavoro.



8 marzo 
Due Clown donne ottengono l'invito per la celebrazione ufficiale della festa della donna, alla presenza del governo afgano e della stampa internazionale. Le misure di sicurezza sono imponenti. 
Viene messa a punto l'idea di una grande festa degli aquiloni nello stadio della città. 
Grazie anche ai buoni uffici dell'ambasciata contattiamo il ministero dell'educazione, il ministero dell'interno ed il direttore del comitato olimpico nazionale. 
Veniamo contattati da un rappresentante dell'UNICEF che sta conducendo una campagna di sensibilizzazione per la riapertura delle scuole, prevista per il prossimo 23. 
Concordiamo un intervento di volantinaggio dei Clown montati su un pick up con speakeraggio. 
La sera festa in ambasciata italiana. 



9 marzo

Primo intervento di 3 clowns con l'UNICEF. 
Distribuzione di aiuti nel cortile della nostra casa. 
Intervento all' Indira Ghandi. 
Continua il laboratorio di clownerie ed acrobatica presso il centro Ashana. I Clown si prestano per fare scenette educative di awareness anti-mine ed anti UXO. 
Intervento presso Emergency. 
Si prepara la trasferta nella valle del Panshir 



10 marzo.

Il grosso della missione va in trasferta nella Valle del Panshir dove Emergency ha impiantato il primo ospedale in terra afgana. 
Intervento di 3 clowns con l'UNICEF. 
Lasciamo dietro di noi sette Clown che devono tornare in patria. 
Alcuni di questi si recano per una performance in una scuola, portando aiuti sottoforma di cancelleria. 
Nel Panshir, ad Hanoba, portiamo medicinali, cancelleria, vestiario, giocattoli. 
Dopo 6 ore di viaggio arriviamo e veniamo sistemati in una comoda e spartana foresteria. 
La sera facciamo uno spettacolo canoro nella mensa dell'ospedale. 



11 marzo

Spettacolo per i bambini della valle. Non meno di 800 bambini si accalcano nel cortile della scuola di Hanoba. 
Il pomeriggio intervento dei C.D. nelle corsie dell'ospedale (i ricoverati sono prevalentemente adulti). 
La sera spettacolo per i dipendenti dell'ospedale. 

12 marzo 
Rientro a Kabul. 
Intervento presso il centro Ashana. 



13 marzo.

Riprende l'intervento con l'UNICEF. 
I permessi per la manifestazione allo stadio ci sono tutti. 
Per tutto il giorno prepariamo l'addobbo scenografico, mentre il Genio dell'esercito appronta quanto necessario. 
La sicurezza non appare garantita al 100%, la nostra è una scommessa anche un po' azzardata. L'ultima volta che lo stadio è stato aperto è divenuto teatro di cruenti scontri tra tifosi. 
14 marzo. 
Festa della gioia. 
Si tratta di un momento simbolico di riconsacrazione di quel luogo simbolico (teatro di esecuzioni capitali, menomazioni, lapidazioni) al divertimento, alla gioventù, alla gioia. 
Abbiamo pronti 200 aquiloni (ne voleranno poi solo una decina) ed uno spettacolo coinvolgente. Con noi sul palco anche una ventina di ragazzi di strada del laboratorio tenuto nei centri Ashana; un gruppo di musicisti afgani ed uno strano signore in grado di imitare tutti i tipi di uccelli. 
Allo stadio presenti 2500 bambini ed un paio di centinaia di adulti. 



15 marzo.

Mezza giornata di riposo, ma non per tutti: due clown sono di turno con l'UNICEF, 
Nel pomeriggio si portano gli aquiloni al centro Ashana in regalo ai bambini. 
Seguiamo un corso anti-mine dell'ONG Intersos. 



16 marzo.

Arriva dall'Italia un ultimo carico di aiuti umanitari, soprattutto medicinali. 
Lo stocchiamo ed in gran parte lo giriamo al centro di riabilitazione del dott. Cairo. 
Nel pomeriggio facciamo uno spettacolo presso la base del contingente dell'esercito italiano. 



17 marzo

Intervento presso il centro Ashana. 
Nel pomeriggio facciamo un tour di Kabul fermandoci di quando in quando per fare delle brevi performances.



18 marzo - 23 marzo 
Il tempo è dedicato soprattutto a girare filmicamente alcuni raccordi di montaggio al fine di poter meglio organizzare la docufiction per la quale ci siamo impegnati con il Comune di Roma.



19-30 marzo. 
Il 23 marzo il grosso dei Clown Dottori torna in patria. I tre che restano sono impegnati nelle riprese della docufiction. 

Durante il primo intervento all'ospedale Indira Ghandi avevamo individuato un bambino il piccolo Fahim, di diciotto mesi. Alcune settimane addietro era caduto in una fornace. L'incidente è costato al bimbo ustioni gravissime: i sanitari sono stati costretti ad amputargli una mano, ma è soprattutto il viso che ha riportato i danni più gravi, come la distruzione del naso e delle labbra e il danneggiamento dell'occhio destro. Anche le palpebre sono compromesse, il che espone il bimbo ad un rischio quasi certo di cecità. Nella capitale Afgana non esistono le condizioni per poter curare adeguatamente il piccolo, che è anche esposto a denutrizione.Si è subito attivata una inedita ma funzionale rete di solidarietà: la giornalista Lucia Vastano, assieme ai responsabili di “Una strada per la pace”, si è fatta carico di allertare la nostra ambasciata a Kabul.L'ambasciatore Domenico Giorgi ha lavorato per far avere a Fahim ed a sua madre i visti di ingresso in Italia; il Ten. Colonello Prestia, dei parà di stanza a Kabul, ha contattato l'ospedale Careggi di Firenze per ospitare e curare Fahim. Nella rete anche la Caritas per l'ospitalità alla madre del bambino. 
La famiglia di Fahim è stata trasportata nel nostro paese dall'Aeronautica Militare, con lo stesso volo che ha riportato in patria la missione “Una strada per la pace”: durante il lungo e faticoso volo il piccolo Fahim è stato accudito da un medico della missione e da un clown dottore. 
La missione si è conclusa con il ritorno in patria delle ultime due Clown e del resto della troupe cinematografica, avvenuto il 30 marzo. 

La vicenda di Fahim,( e le connessioni tra il nostro volontariato, la diplomazia, la stampa e le Forze Armate italiane che l'hanno resa possibile, ) conclude degnamente “Una strada per la pace”, il cui lavoro era innanzitutto una scommessa: si trattava di provare che il sorriso, il riso, la gioia sono linguaggi internazionali, interculturali ed interreligiosi. Abbiamo constatato come questo sia profondamente vero. 
Il nostro apporto alla volontà di rigenerazione e di resurrezione del popolo afgano, che è veramente forte e vitale, crediamo, nel nostro piccolo, sia stato importante.

 

IL FILM 
“CLOWNIN' KABUL”

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Contemporaneamente all'ideazione ed all'organizzazione della missione, veniva pensata e pianificata anche la ripresa in video dell'evento... 

Il film è disponibile in DVD e cassetta presso tutti i noleggiatori. 
Organizziamo proiezioni con la presenza dei Clown di Corsia che furono a Kabul. 

Contemporaneamente all'ideazione ed all'organizzazione della missione, veniva pensata e pianificata anche la ripresa in video dell'evento. 

Al gruppo dei partenti si affiancavano così due registi, tre operatori di camera, un fonico ed un aiuto. 
Sono state girate circa 180 ore di documentazione da cui è stato tratto il film “CLOWNIN' KABUL” per la regia di Enzo Balestrieri e Stefano Moser, la supervisione artistica di Ettore Scola, le musiche di Nicola Piovani e Giuseppe Filastò.

Il documentario è stato presentato fuori concorso alla 59° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, dove è stato accolto da un grandissimo successo di pubblico e di critica. 



Con un linguaggio concreto, a tratti crudo, e poetico assieme le immagini restituiscono le forti emozioni prodotte dall'impatto dei clown in una realtà difficile come quella dell'Afghanistan. 
I colori dei clowns contrastano violentemente con le atmosfere monocrome del paese asiatico, ma, paradossalmente, ne rappresentano il complemento necessario. I volti e le voci dei piccoli afgani, delle loro madri e dei loro parenti offrono allo spettatore emozioni e materiale di riflessione straordinario. 
Risulta evidente la contraddizione insanabile tra il desiderio di pace e gioia delle persone comuni e gli strascichi della guerra, le ferite, le mutilazioni, le mine, il degrado umano.



Il film documenta passo passo la missione, dalla festosa partenza romana, all'impatto con la realtà degli ospedali afgani, agli interventi presso le strutture di Emergency, della Croce Rossa Internazionale, di Terres des Hommes ecc… 
La leggerezza del clown viene compresa, accettata e condivisa con gioia non solo dai bambini e ne risulta esaltata questa figura solo apparentemente comica, dotata, in realtà della giusta umanità per proporre una nuova forma di “diplomazia”: emissari di pace, gioia, speranza. 
Nei 56 minuti di documentario sono riportate interviste a Patch Adams, Gino Strada, Alberto Cairo, nonché le trasferte del gruppo fuori da Kabul, nel Bamian e nel Panshir.

Nell'inverno del 2003 venimmo chiamati da 
Giulia Landi una ragazza di pistoia, sedicenne che, 
dopo la visione di CLOWNIN' KABUL, con il suo gruppo
di sole ragazze aveva scritto, arrangiato, interpretato ed inciso questo pezzo...

ASCOLTA IL BRANO "Un sorriso nel deserto"

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"Clownin' Kabul"
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