Ambiti ospedalieri di intervento

Ospedali 3

Quando un bimbo entra in ospedale perde la maggior parte dei suoi punti di riferimento. 
L'ambiente che lo accoglie, spesso, non è a sua dimensione: la sua camera di degenza è fredda ed anonima, non ha con sé i suoi giocattoli, non più i suoi amici e compagni di scuola; gli orari che scandiscono la sua giornata sono diversi ed astrusi. 
Solo i genitori (in genere la madre) gli sono accanto. 

Il Ricovero è pertanto un evento traumatico, caratterizzato da alti livelli di ansia, paura e stress. 
La figura del Clown Dottore nella Pediatria assume pertanto il compito di: 


· Rendere migliore la qualità della degenza dei bambini ricoverati nei reparto pediatrici

· Facilitarne le cure ospedaliere, puntando all'ottimizzazione relazionale ed alla umanizzazione delle strutture sanitarie.

· Restituire al bambino ospedalizzato parte del mondo suo proprio, perduto durante il ricovero.

· Contribuire al miglioramento clinico dei piccoli degenti, mediante il miglioramento di parametri fisiologici, la riduzione dei giorni di degenza e delle complicanze.

· Operare il contrasto del dolore e ridurre l'assunzione di farmaci analgesici.

 

Il Colore è il cibo dell'anima 
Inoltre l'ambiente di degenza deve essere allegro e colorato. 
L'architettura di un luogo ne determina la vivibilità. 
E' un messaggio non verbale formidabile! 
Basta dunque col grigino o il verde pisello. 
Spazio a murales, alla fantasia, al sogno, ai personaggi dell'infanzia. 
Spazio ad una stanza dei giochi.

 



REPARTI PER ADULTI

Dott.Spinotto in chirurgia adulti

Sembra paradossale doverlo dire ma spesso l'ospedale, oltre a contribuire alla guarigione delle persone, è un luogo in cui si genera malattia. 
Non a caso si parla sempre più spesso di umanizzazione dei reparti, ed una legge dello Stato, la 328/2000, ne sancisce la necessità. 
Se bisogna umanizzare vuol dire che spesso le condizioni sono al limite del disumano e le migliaia di casi di cosiddetta “malasanità” stanno a testimoniare che molto ancora bisogna fare per arrivare a standard accettabili. A nostro avviso è' la concezione stessa della medicina che è da rivedere e molti passi in questo senso si stanno compiendo. 
Alla nascita della facoltà di Medicina si operò una scissione tra ciò che è concreto, corporeo e ciò che è immateriale (le emozioni) negando a queste dignità ed importanza. 
Oggi, al contrario, sappiamo che le emozioni influiscono direttamente sul sistema immunitario, quindi sulla nostra salute. Ne deriva da un lato che la medicina deve uscire dalla sua visione ottocentesca 
( paradossalmente aggravata oggi dagli ipertecnicismi, dalle manipolazioni genetiche, dalla trapiantistica, attività molte volte utili, il cui sviluppo è però certamente legato ad enormi interessi economici ). 
Dall'altro bisogna mettere l'ammalato al centro della considerazione del processo di cura, considerarlo come una persona in difficoltà, curarlo nel senso di averne cura, considerarlo nel suo insieme corpo/mente, in una visione olistica che è ormai miope o colpevole ignorare. 

La comicoterapia, in questo contesto, è una risorsa importantissima, grazie alla carica energetica molto potente che il ridere può mettere in campo. 
Anche gli adulti (diremmo soprattutto) hanno bisogno di mutare le loro emozioni negative, hanno bisogno di pensare positivo, di ridere.

 A questo fine abbiamo progettato e, in un caso, realizzato parzialmente un vero e proprio


REPARTO
DI TERAPIA DEL RISO

Nel 1999 presso il CPO di Ostia, ( un ospedale per Mielolesi, quindi persone sane che, per lo più a causa di un trauma, sono costretti improvvisamente alla disabilità permanente,) abbiamo implementato, assieme all'ARVAS ed al Comune di Roma, il progetto IL RISO E IL SUONO basato sulla comicoterapia e sulla musicoterapia. 
Questo progetto era volto ai pazienti che avevano già avuto il tempo di elaborare la perdita di una parte del proprio corpo, per sconfiggere la depressione che è un portato quasi congenito a questa forma di disabilità. 
I risultati sono stati molto importanti, fino alla strutturazione di questo vero e proprio REPARTO DI TERAPIA DEL RISO. Fino alla possibilità di strutturare un vero e proprio reparto di terapia del Riso con molteplici tipologie di attività comico-ludicge".


SALA D'ASPETTO

sala aspetto
La Società Polispecialistica Italiana dei Giovani Chirurghi (SPIGC) e l'Associazione Ridere per Vivere, hanno sperimentando presso la Machiavelli Medical House del gruppo USI di Roma, la Comicoterapia in Sala d'Aspetto.

Nel 2000 il Segretario nazionale della SPIGC, Dott. Antonello Trecca, ci contattò perché aveva un problema. Le persone che lo consultavano, bisognose di esami diagnostici invasivi (gastroscopie, colonscopie…) arrivavano nel suo ambulatorio così cariche di ansia, angoscia e tensioni (maturate potentemente nella sala d'aspetto) da dover essere spesso sedati con valium. 
Ci pose un problema: può la comicoterapia, e la risata che questa suscita, stemperare e ridurre quelle emozioni negative che così pesantemente si riflettono sul corpo dei pre-pazienti? Una bella sfida, che accettammo senz'altro. 
Sapevamo che il ridere ha la potenzialità di abbassare momentaneamente o più durevolmente i livelli di ansia, con esso è possibile far scaricare le tensioni, sviare la morbosità di un'attenzione troppo focalizzata, ridimensionare i problemi, farli osservare da altri punti di vista. 
Dovevamo usare il Clown Di Corsia? Sarebbe stato lecito, davanti ad adulti ancora sani, ancorché impauriti di essere ammalati, presentarci con camice e naso rosso? L'idea non ci piaceva molto…Avevamo bisogno di un altro approccio…

Pensammo alla candid camera (ma senza la telecamera): due dei Clown di Corsia provenienti dall'esperienza dell'Improvvisazione Teatrale si cucirono addosso dei personaggi credibili ma leggermente sopra le righe e, in completo incognito, finsero di essere pre-pazienti in attesa nella sala. 
Ovviamente iniziarono a compiere azioni buffe, esagerate, assolutamente fuori contesto. Queste inattese stramberie suscitarono immediatamente sentimenti diversi ed antagonisti di quelli che le persone provavano: curiosità, ilarità, partecipazione, sorriso, riso, perfino accanite discussioni su tematiche importanti: l'amore, il matrimonio, la gelosia, la disoccupazione ecc….. 
A tal punto erano coinvolgenti che molte persone, chiamate a svolgere l'esame diagnostico, non appena ultimato, si risiedevano nella sala d'aspetto per restare nell'insolita e divertente situazione. 



Abbiamo testato tutto questo, per avere qualche riscontro oggettivo e poterlo presentare alla stampa. In ingresso viene somministrato alla persona un test indicativo del suo livello di ansia. Alla fine dell'esperienza si chiede, sempre mediante un test, un giudizio sull'iniziativa (che viene, così, svelata solo in quel momento). 
I risultati sono, a tutt'oggi, molto lusinghieri. Nella prima testatura abbiamo raggiunto livelli di gradimento bulgaro (96%).

vedi HOMO RIDENS

E' evidente che, qualora una struttura sanitaria accetti e pratichi una qualche forma di comicoterapia, si pone essa stessa in gioco e diviene portatrice di cambiamento radicale nel rapporto tra medicina e paziente. 
Mettersi in gioco significa anche assumere, laddove è possibile e lecito, un atteggiamento autoironico, tenendo fermo, da un lato, l'autorevolezza e la precisione del proprio intervento, sdrammatizzando però, dall'altro, la malintesa sacralità di esso, che crea nel paziente sudditanza psicologica e quindi ansia e paura. 
Il personale della MMH ed il dottor Trecca (ed anche altri medici) sono stati -per forza di cose- contagiati dalla generale distensione apportata da questa novità. Un cardiologo ebbe a dichiarare: “ Dalla mia stanza, mentre visito le persone (che a loro volta erano state coinvolte in sala d'aspetto) sento ridere di là e questo mi rilassa e fa bene anche a me”

 

 

 

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