Anziani

La scintilla del vivere: 
comicoterapia con gli anziani sani e affetti da Alzheimer

E' indubbio che la nostra società "crea" la vecchiaia: l'anziano, specialmente nelle città, è impoverito nelle sue espressioni, reso passivo, padrone di un tempo vuoto, dilatato ed assume fatalmente la veste di "peso sociale", colui che non serve più. All'anziano non resta che immedesimarsi nel ruolo, in questa "gestalt" che viene approntata per lui.
 
La Comicoterapia con “ i ragazzi degli anni 20” trova uno dei suoi terreni d'elezione. 
La comicità con persone che, da un lato, tendono a tornare bambine, dall'altro conservano bene la loro identità di adulti sessuati trova un terreno fertilissimo. 
Con gli anziani sani il lavoro del Clown Dottore è veramente intenso ! 
Finalità del nostro lavoro è usare la potente energia del ridere per offrire un beneficio corporeo (migliore circolazione, migliore funzionalità gastrointestinale, migliore respirazione, maggior irroramento sanguigno a livello encefalico); un beneficio per la mente (miglior chiarezza di pensiero, allenamento ad usufruire della parte destra del cervello, sviluppo del diverso punto di vista, ecc…). Inoltre puntavamo a sdrammatizzare, mediante l'ironia e l'autoironia, i luoghi comuni ed i problemi legati all'anzianità, contribuendo a prevenire le manifestazioni degenerative senili.

IL RIDERE COME SCINTILLA VITALE:


1) Contrastare le demenze senili.



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Abbiamo il sospetto che la sindrome di Alzheimer, malattia al momento incurabile farmacologicamente, esplosa in occidente con questo nome oggettivamente minaccioso, esistita in passato con il nome di demenza senile (che suona già un po' meglio) sia uno dei portati psicosociali della nostra civiltà, del ruolo che l'anziano è costretto a vivere. 
Si dice che sia una malattia genetica, ma la predisposizione ad essa non la rende già reale: ad esempio, recentemente, il dottor Hugh Hendrie l'American Psychiatric Association di San Francisco ha dimostrato, che lo stile di vita e l'alimentazione influiscono molto sullo sviluppo della sindrome. 
Siamo convinti che un contesto amorevole, una sana vita di relazione, un lavoro soddisfacente siano la migliore prevenzione a questa, come ad altre malattie. 

Comunque sia il problema resta: come affrontare “il tedesco che fa perdere la testa”? 
Come contrastare e rallentare la perdita di funzionalità, di autonomia, di coscienza, visto che i farmaci sono inefficaci e quindi (a causa dei pesanti effetti collaterali) dannosi ? 
Siamo anche convinti che, mediante l'aumento della quantità di beta endorfina in circolo, dovuto al benessere relativo al ridere, sia possibile contrastare la produzione di amiloide, principale causa del progredire della malattia. 
Rispetto agli ospiti di un centro diurno romano, che ricade nel territorio della ASL RM E, ci siamo dati alcuni obbiettivi come: usare l'umorismo, il gioco, il contatto empatico verbale, non verbale, il contatto fisico, la comicità in esercizi-gioco per: canalizzare gli stati emozionali negativi: ansia, aggressività, apatia, tristezza; per strutturare percorsi ludici di orientamento spaziale; per rieducare alla manualità; per intervenire sullo schema corporeo nel tentativo di recuperarne la consapevolezza funzionale; per fornire ancoraggi comportamentali finalizzati al recupero delle abilità relazionali. 


 

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2) Riabilitare i lungodegenti.

Nel reparto post acuzie ( P.A.R.E.) del policlinico di Modena i nostri Clown di Corsia stanno operando da più di un anno con molto successo. 
Essi operano più o meno come si fa nelle pediatrie, facendo visita al capezzale di ogni “nonnetto”, per portare il sorriso e, molto più spesso, un po' di ascolto a persone che quasi più nessuno ha voglia di calcolare. 
I Clown di Corsia di Modena hanno così lavorato per migliorare la qualità della degenza, tenendo presente che il ricovero interrompe sempre un'esistenza scandita precedentemente da altri ritmi e bisogni; motivare i degenti ad alzarsi dal letto per partecipare alle attività di coicoterapia; stimolare i pazienti alle emozioni positive; coinvolgere i familiari e gli operatori per migliorare il tono generale delle relazioni; rendere gli anziani sani partecipi e protagonisti del loro stato di salute, coinvolgendoli attivamente. 


 

Le risultanze di questo lavoro sono state testate e raccolte dalla dott. Monica Dotti.

 

 

 

 

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