Ragtime (campi Rom)

PROGETTO RAGTIME
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Progetto realizzato in collaborazione con
“ALICE NEL MONDO” Ass.Culturale
Via Valle di Ponte Sodo 00060 – Riano Tel.06-90132072 Fax 06-90132072 e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il progetto RAGTIME è stato un progetto sperimentale di integrazione socio-culturale con la comunità Rom.campo rom2

La necessità dell’integrazione culturale comporta inevitabilmente l’adozione di alcuni schemi di riferimento non unilaterali rispetto alle culture d’origine: è necessaria una contaminazione capace di creare nuove sintesi culturali che non siano il risultato di una omologazione alla cultura ospitante.
La scelta della cultura Rom per questo progetto non è casuale essendo essa stessa il risultato di una miscela di altre culture in una elaborazione socialmente poco condivisa dal Paese ospite; è proprio per questo che abbiamo pensato necessitasse di essere contaminata e contaminare, allo scopo di creare quella vera integrazione non omologante (che è lo spirito del progetto stesso).
Veicolo di questa integrazione è stato il clown, che l’iconografia moderna riconosce come simbolo dell’universo comico.

Il clown nella valenza sociale che qui rappresenta, si configura come interprete delle differenze culturali, etniche, sociali, razziali, religiose .
Tra le varie espressioni della clownerie abbiamo ritenuto il “ragtime” (tecniche del cinema muto , delle comiche di Chaplin, Stanlio e Ollio , Buster Keaton e altri). E’ quella più adatta a creare il comune terreno di comunicazione tra la nostra cultura e le varie culture rom, esse stesse risultato di altre contaminazioni culturali. 
Il linguaggio del clown è di tutti (e alla portata di tutti)ed offre la misura di quanto esso giochi un ruolo importante nella relazione.

In più, fondandosi sul meccanismo della finzione, esso spinge la comunicazione in uno spazio altro, diverso dal reale, fantastico, apparentemente lontano ma inscindibilmente legato a chi è partecipe della finzione stessa.
In questo spazio si può ,dunque, raccontare se stessi fingendo di parlare di altri, si può giocare con i propri vissuti, anche i più drammatici, essendo sostenuti dalla forza e dalla leggerezza del “far finta di”, per partecipare con la propria naturale teatralità a un'esperienza che e' personale e collettiva allo stesso tempo.

Lo spazio diventa ,così, spazio di confronto dove si estrinseca la scoperta e l'affermazione di sé, il rapporto con i coetanei e il mondo degli adulti e, soprattutto, il confronto con la diversità, in questo caso soprattutto socio-culturale.
Un'esperienza come questa può proporsi come metafora della vita e dei suoi conflitti ,trovando una sua valenza catartica, contribuendo al superamento delle problematiche in atto.
Un'esperienza che nasce come espressione di una comunità che vuole raccontare se stessa, confrontandosi con i propri desideri e le proprie paure, con la propria visione del mondo,in uno spazio neutrale campo rom3all'interno del quale , grazie al comune esercizio del gioco di finzione, gli stessi ruoli e bisogni possono essere idealmente azzerati e reinventati.
Come nell'antica funzione del carnevale, anche qui tutto può essere riconsiderato per dare origine a ogni possibile stravolgimento.
Inoltre la riscoperta reciproca è una componente essenziale alle dinamiche relazionali, perchè rinnova costantemente il rapporto.
I meccanismi del clown permettono, non solo , di parlarsi in modo diverso, ma mettono le persone sotto una nuova luce che ne valorizza i lati più nascosti e spesso sconosciuti, E' l'adesione alla finzione , a nuovi personaggi e la condivisione di un processo creativo che incoraggia ad abbandonare il ruolo ricoperto nel quotidiano e a lasciarsi andare al piacere dell'esperienza, con risultati ,come qui, imprevedibili e straordinari.
Il ragtime , di per sé già sintesi fra teatro e cinema , ci permette un doppio livello di sviluppo e di intervento con la possibilità ulteriore di una duplice fruizione del prodotto finale. 
Il progetto, infatti, ha visto la documentazione dei laboratori stessi che sono stati tenuti da una troupe di clown professionisti (tecniche di clownerie e del movimento corporeo, creazione di sceneggiature condivise , messa in scena di una serie di “comiche”, breve workshop in cui gli adolescenti hanno appreso i rudimenti delle tecniche di ripresa assistendo i componenti della troupe cinematografica) e la realizzazione di una sorta di antologia delle “comiche”, filmate in bianco e nero che potrà successivamente essere promossa nei circuiti dei festival e distribuita nelle scuole come percorso di coscienza- conoscenza delle diversità socio-culturali e indicazione di un cammino ripercorribile insieme.campo rom4

 

Percorso molto interessante nel progetto è stato certamente il fatto che abbiamo cercato di unire due campi storicamente in lotta fra loro che sono divisi solo da una piccola rete, nello specifico il campo di Salviati 1 - comunità serba - e quello di Salviati 2,-comunità bosniaca. 
L’accesa rivalità tra i bambini e ragazzi delle due etnie è stata lentamente fatta scemare, al fine di creare un gruppo unico.

Pian piano, trovando nel clown un ponte sul quale aggrapparsi per “buttare un occhio sfuggente a quello che sembra così diverso”, i piccoli protagonisti si sono ritrovati fare le stesse cose, amare gli stessi personaggi e giocare ad essere se stessi, insieme.
I bambini più piccoli ci hanno seguito con un entusiasmo eccezionale e gli adolescenti, un po' da lontano all'inizio, hanno imparato, pian piano, che le nostre proposte potevano essere interessanti e si sono appassionati anche loro al clown e alle tecniche circensi, riconoscendo un'arte che per qualche inspiegabile motivo sembrava loro non essere così lontana dalla loro stessa natura .

campo rom5Il progetto ha avuto la partecipazione di tutte e due i campi, cosa che ha permesso anche agli adulti che non avevano molto dialogo, prima, di trovare un motivo di unione, attraverso questo strano circo che, per più volte la settimana, veniva a invadere di emozioni la normale routine della vita.

Siamo stati, quindi, accolti nel migliore dei modi, tanto da essere invitati a partecipare della vita delle comunità, anche in occasioni di feste loro proprie, occasioni per loro speciali.

La condivisione insomma, che era obiettivo importante e fondamentale del progetto è stata ampiamente raggiunta.

 

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